Come fare delle belle fotografie?

La domanda del titolo è volutamente aperta a più di una risposta.

Molti penseranno che si debba utilizzare una buona macchina fotografica, buoni obiettivi, conoscere e padroneggiare l’uso dell’attrezzatura fotografica. La mia risposta è: lo studio.

Sì, per fare delle buone fotografie, occorre studiare ma non la tecnica, o meglio, non solo quella.

Per fare delle belle foto dobbiamo guardare e studiare le foto dei grandi maestri della fotografia. Dobbiamo capire perché alcune foto sono in grado di catturare maggiormente la nostra attenzione, cosa ci comunicano e perché alcune foto rimangono vivide nella nostra memoria mentre altre svaniscono senza lasciare traccia.

Obiettivo dell’articolo è fornire spunti di riflessione, suscitare l’interesse di chi si avvicina al mondo della fotografia con l’intento d’imparare a fare foto non banali. La foto deve trasmettere un messaggio, coinvolgere l’osservatore, farlo pensare, raccontargli una storia.

Il linguaggio fotografico

La fotografia, come ogni altro mezzo di comunicazione, ha un proprio linguaggio. Conoscere questo linguaggio ci permette di comunicare con l’osservatore, fargli arrivare il nostro messaggio, la nostra visione, la realtà che vogliamo raccontargli.

Il linguaggio fotografico è fatto di scelte tecniche e compositive, il fotografo lo utilizza per comunicare un messaggio.

Fa parte degli aspetti tecnici la scelta d’impostazioni quali: tempi di scatto, diaframma, lunghezza focale, flash, filtri, ecc. Grazie agli accorgimenti tecnici il fotografo riesce a “fissare” nelle due dimensioni il movimento, la profondità e lo scorrere del tempo.

Le scelte compositive, invece, riguardano il soggetto della foto, decidere cosa includere o scartare dall’inquadratura, scegliere cosa mettere in evidenza, in primo piano o sullo sfondo. Il fotografo deve guidare lo sguardo dell’osservatore all’interno della foto,  farlo muovere seguendo linee e geometrie, tenerlo fermo in un punto, mettere in evidenza degli elementi grazie alla profondità, alla luce, ai colori, al contrasto.

L’uso combinato di scelte tecniche e compositive porta alla foto finale, quella che rappresenta la visione del fotografo.

Studiare il linguaggio fotografico è il primo passo che dobbiamo compiere. Senza conoscere e padroneggiare questo linguaggio la realizzazione di foto efficaci sarà solo frutto del caso.

Il messaggio

Il bravo fotografo conosce a fondo il linguaggio fotografico ed è in grado di usarlo per comunicare il proprio messaggio. La differenza tra una foto banale e una foto bella, efficace, riuscita, sta tutta nella chiarezza del messaggio, nelle emozioni che riesce a suscitare e  nella storia che riesce a raccontare.

Una foto efficace non è mai frutto del caso ma è pensata, progettata ed eseguita. Il fotografo ha già “visualizzato” lo scatto ancor prima di scattare. Ha già in mente il messaggio che vuole trasmettere. Una foto può comunicare emozioni come gioia, tristezza, dolore, rabbia, meraviglia, angoscia, paura oppure percezioni come pace, serenità, armonia, simmetria, spazio, dinamismo, staticità.

Le foto che più ci colpiscono sono quelle in grado di suscitare emozioni, emozioni primordiali come la rabbia, la paura, il dolore. Chi non ha in mente le foto crude ed angoscianti dei bambini arrivati senza vita sulle spiagge italiane, le foto di guerra, di perdita, di morte e dolore. Sono tutte foto che restano impresse nella nostra memoria proprio perché in grado di suscitare forti sensazioni ed inviare un messaggio chiaro ed incisivo.

La forza della fotografia è più che evidente, è un mezzo potentissimo, più forte di qualsiasi parola. E’ un mezzo di comunicazione immediato, d’impatto ma ingannevole. La foto è sempre una realtà filtrata, è la visione del fotografo, una sua scelta. E’ il fotografo che decide cosa mettere nella foto e cosa escludere. Per questo, quello che vediamo in una foto, non necessariamente rispecchia la realtà, molto spesso la falsa, racconta una storia diversa.

Una foto efficace, riuscita, è in grado di trasmettere un messaggio, suscitare emozioni, porre interrogativi. L’osservatore è attratto dalla foto e la esplora con lo sguardo, scoprendo sempre nuovi particolari ed elementi.

Lo studio

L’unico modo per migliorare la qualità delle proprie foto è imparare il linguaggio fotografico, fotografare spesso, e studiare. Studiare le foto di altri, le foto dei grandi maestri della fotografia, studiare i diversi stili, analizzarli, cercare di capire perché sono state fatte certe scelte. Si deve capire se la foto è efficace, che cosa trasmette, cosa ci colpisce, cosa cattura il nostro sguardo e come esso si muove nella foto, che emozioni proviamo, quali scelte tecniche sono state fatte.

Studiare e guardare molte foto è fonte d’ispirazione, ci permette di costruire la nostra banca dati visuale a cui possiamo attingere per reinterpretare scelte fatte da altri. Lo studio va a costituire il nostro alfabeto, sta a noi usarlo per comporre, parole, frasi, poesie e racconti che coinvolgano l’osservatore.

I riferimenti

Spero di avervi trasmesso un po’ di curiosità ed interesse per il linguaggio fotografico e l’importanza del messaggio in fotografia. E’ un argomento che non può essere trattato in un post di poche righe, sono stati scritti molti libri sull’argomento e i grandi fotografi hanno dedicato le loro vite a creare ed espandere questo linguaggio.

Di seguito elenco i libri e i fotografi che sto studiando e che consiglio. Se siete interessati alla fotografia, ad esprimere creatività ed arte nelle vostre foto, iniziate a studiare e non fermativi mai!

Libri

Fotografi

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